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Alveolite dentale: cos’è, sintomi e cure

A cura di Redazione

Alveolite dentale: cos'è, sintomi e cure - iDent Roma

L’alveolite, lo spettro delle estrazioni dentali

L’alveolite dentale è un’infiammazione acuta a carico dell’alveolo, la cavità ossea che ospita le radici dei denti. Non si tratta di una condizione particolarmente grave, ma può risultare abbastanza fastidiosa. Nella maggior parte dei casi, insorge in seguito all’estrazione di un dente (o avulsione dentale) fortemente compromesso a causa di carie, granulomi o pulpiti. Se accusi linfonodi gonfi e dolenti, alitosi, gengive arrossate, dolori a collo ed orecchio, febbre ed emicrania, contatta il tuo dentista di fiducia perché potresti soffrire di alveolite.

Cerchiamo, quindi, di capire che cos’è l’alveolite dentale, da che cosa è causata e quali sono i suoi sintomi. Nella seconda parte ci soffermiamo, invece, sugli accertamenti indispensabili alla formulazione della diagnosi e sulla cura del disturbo. Chiudiamo, infine, la trattazione lasciando ampio spazio al tema della prevenzione.

Che cos’è l’alveolite dentale?

L’alveolite dentale è un processo infiammatorio che esordisce generalmente in corrispondenza di un alveolo di un dente estratto ed in presenza di disordini della coagulazione in loco. Al termine dell’estrazione, l’alveolo (o cavità ossea residua) entra in contatto diretto con il cavo orale e si infiamma.

L’alveolite interessa, nella maggior parte dei casi, l’arcata dentaria inferiore (mandibola), ma può anche coinvolgere quella superiore (mascella).

Il disturbo è solitamente circoscritto ad un solo alveolo, ma può interessarne diversi in caso di estrazioni multiple contemporanee. La probabilità di contrarre l’infezione dipende, inoltre, dalla complessità dell’intervento di estrazione.

Quali sono le cause dell’alveolite dentale?

Le cause all’origine dell’alveolite dentale, allo stato dell’arte, non sono ben note. Si possono però certamente individuare alcuni fattori di rischio in grado di favorire il processo flogistico.

Il fumo, secondo quanto riportato in letteratura, sembra per esempio aumentare l’incidenza dell’alveolite perché la nicotina, contenuta nelle sigarette, esercita un’azione ischemizzante riducendo l’apporto di ossigeno ai tessuti. Tutto ciò comporta, a sua volta, un ritardo nel processo di guarigione tissutale.

Altri elementi degni di nota sono lo sviluppo di infezioni, pregressi traumi chirurgici, fibrinolisi precoce del coagulo e terapie a base di anticoagulanti orali e vasocostrittori.

Nella maggior parte dei casi, l’alveolite dentale insorge comunque a seguito di un’estrazione (o avulsione dentale). Si tratta, però, di una complicanza abbastanza rara perché si verifica in poco meno del 5% dei casi e qualora siano presenti carie profonde, granulomi e pulpiti. Tra i denti maggiormente colpiti, si segnalano quelli del giudizio (terza serie di molari superiori ed inferiori).

Analizziamo ora, più da vicino, alcuni dei principali fattori di rischio.

LA STORIA CLINICA DEL PAZIENTE

Le pregresse condizioni di salute del paziente giocano un ruolo cruciale nello sviluppo dell’alveolite dentale. Come precedentemente accennato, carie profonde, granulomi e pulpiti possono complicare l’intervento di estrazione dentale e ritardare la guarigione dei tessuti. Vi sono, inoltre, altri elementi da considerare come eventuali trattamenti farmacologici e pregresse patologie (diabete e difetti della coagulazione in primis).

TRAUMI CHIRURGICI

Il trauma chirurgico derivante dall’estrazione del dente può favorire l’insorgenza dell’alveolite dentale. Pensiamo, per esempio, a denti inclusi o mal posizionati ed al conseguente trauma post chirurgico a carico dei tessuti parodontali.

FIBRINOLISI PRECOCE DEL COAGULO INTRALVEOLARE

La lisi precoce del coagulo sanguigno intralveolare sembra essere tra i maggiori responsabili dello sviluppo di alveolite dentale. L’avulsione di un dente è generalmente accompagnata dalla perdita di sangue e dalla successiva formazione di un coagulo all’interno dell’alveolo. Il coagulo gioca un ruolo centrale perché blocca l’emoraggia locale e protegge i tessuti sottostanti.

In caso di alveolite post-estrattiva, il coagulo può però staccarsi, dislocarsi o disintegrarsi prima del tempo a seguito dell’attivazione del plasminogeno in plasmina. In questi casi, i tessuti sottostanti risultano scoperti e possono, dunque, contrarre infezioni batteriche.

IL RUOLO DEGLI ESTROGENI

Secondo quanto riportato in letteratura, le donne sembrano essere maggiormente soggette allo sviluppo di alveoliti dentali post estrazione. Tutto ciò sembra essere riconducibile alla concentrazione di estrogeni nel sangue perché livelli elevati di questi ormoni (specie durante il ciclo mestruale o nel caso di terapia a base di pillola anticoncezionale) ritardano il processo di guarigione della ferita. Per queste ragioni, è spesso preferibile sottoporsi ad un intervento di estrazione dentale a conclusione del ciclo mestruale.

Quali sono i sintomi dell’alveolite dentale?

L’alveolite dentale post-estrazione compare generalmente nei giorni immediatamente successivi all’intervento quando insorge un dolore pulsante e di crescente intensità.
Quest’ultimo tende poi ad irradiarsi nelle aree circostanti l’alveolo interessato fino a toccare le regioni del volto innervate dal trigemino.

In ultima analisi, sopraggiungono dolore, alito cattivo, gonfiore a carico dei linfonodi ed indolenzimento nella regione mandibolare.
Il dolore, come riferiscono molti pazienti, tende ad aumentare durante la masticazione quando può arrivare a coinvolgere il collo e l’orecchio. Solo in rari casi si riscontra la formazione di materiale purulento.

Come già anticipato, l’alveolite dentale non è una condizione di per sé grave, ma è bene non sottovalutarla perché può complicarsi andando a coinvolgere il tessuto osseo (osteite).

La diagnosi

L’alveolite dentale viene diagnosticata dall’odontoiatra a seguito di un’analisi approfondita del cavo orale. La lisi del coagulo alveolare, il cattivo odore dell’alveolo ed il suo colore grigiastro sono elementi determinanti nel processo di formulazione della diagnosi.

Gli altri fattori che concorrono all’inquadramento del problema sono:

  • tipologia di dolore riferito dal paziente;
  • caratteristiche della cavità alveolare (la stessa si presenta vuota, priva di tessuto di granulazione e con pareti ossee lucide);
  • risposta del paziente alla palpazione (generalmente si registra un dolore intenso accompagnato da arrossamento di mucose e gengive).

In taluni casi, l’iter diagnostico si conclude con una radiografia endorale o una panoramica.

Come si cura l’alveolite dentale?

L’alveolite dentale viene generalmente trattata con una terapia dedicata volta al controllo del dolore ed alla ripresa dei processi riparativi e di guarigione tissutale.

La terapia prescritta si fonda solitamente sull’uso giornaliero di antisettici (collutorio o gel a base di clorexidina al 2%) e medicazioni analgesiche di carattere topico che il dentista inserisce nella cavità alveolare. Questo trattamento può essere inoltre associato, su precisa prescrizione dello specialista, all’assunzione orale di antibiotici ed antinfiammatori.

Si consiglia, altresì, di prestare particolare attenzione all’igiene orale quotidiana avendo l’accortezza di usare, ove possibile, uno spazzolino con setole morbide.
I risciacqui con il collutorio o la soluzione fisiologica sono, invece, indispensabili per evitare che residui di cibo si depositino nell’alveolo.

Nei casi più gravi non si può, infine, escludere a priori l’intervento del dentista. Questo può essere, difatti, costretto a procedere alla pulizia dell’alveolo dentario o all’ablazione di un frammento osseo coinvolto nel processo infiammatorio.

Come prevenire l’alveolite post-estrattiva?

Per scongiurare l’alveolite post-estrattiva, è indispensabile seguire alla lettera gli accorgimenti del proprio dentista di fiducia. Alcune misure preventive vengono, inoltre, messe in atto prima di procedere all’estrazione del dente. Vediamo, quindi, in breve cosa fare per evitare l’alveolite dentale.

Nei giorni che precedono l’intervento di estrazione, il dentista può programmare una seduta completa di igiene dentale (o detartrasi) e prescrivere risciacqui con un collutorio a base di clorexidina al fine di controllare la carica batterica all’interno del cavo orale.

Ecco, invece, che cosa fare e non fare nelle ore immediatamente successive all’intervento di estrazione:

  • mantenere il tampone medicato sulla lesione gengivale al fine di favorire la formazione del coagulo;
  • evitare risciacqui nelle prime 24 ore;
  • evitare di masticare cibo in corrispondenza della parte offesa;
  • non fumare per almeno 48 ore;
  • non passare la lingua sulla zona oggetto dell’estrazione;
  • non usare lo spazzolino elettrico;
  • non consumare bevande o cibi eccessivamente caldi o freddi.

Conclusioni

L’alveolite dentale è un disturbo generalmente raro, può subentrare a seguito dell’estrazione di uno o più denti e comporta lo sviluppo di un’infiammazione a carico dell’alveolo. Viene diagnosticata dall’odontoiatra a seguito di una visita completa e trattata con antinfiammatori, antiobiotici e prodotti dedicati ad uso topico.

Allo stato dell’arte, non è possibile inquadrare le cause che scatenano l’alveolite, ma vi sono certamente alcuni fattori di rischio non trascurabili quali per esempio il fumo di sigarette e la presenza di pregresse patologie. Al fine di scongiurare l’alveolite, si consiglia dunque di condurre uno stile di vita sano e seguire alla lettera i suggerimenti del proprio dentista di fiducia.

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